2017 |AUX ARBRES CITOIENNES

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Moda, arte e natura si incontrano nel progetto Aux arbres citoyens dello stilista Walter Dang, pensato in esclusiva per la XVIII edizione di Messer Tulipano al Castello di Pralormo (1 Aprile – 1 Maggio 2017).

Cinque abiti Walter Dang incontrano cinque artisti torinesi: Marisa Coppiano, Bruno Molinaro, Claudio Bellino, Daniela Sellone e Adriano Benetti.
Gli abiti Walter Dang, immaginati come il tronco di alberi straordinari, sono stati dipinti il giorno dell’inaugurazione della mostra.
Con questo progetto, lo stilista si pone l’obiettivo di interpretare un dialogo intimo e senza veli tra l’uomo e la natura e in tal senso ha assegnato un albero a ciascuno degli artisti: il Cipresso di Montezuma a Adriano Benetti, Methuselah a Daniela Sellone, Eucalipto arcobaleno a Claudio Bellino, Kapok Tree a Marisa Coppiano, The Tree of Life a Bruno Molinaro.

 

KAPOK TREE_ MARISA COPPIANO per WALTER DANG

L’albero si difende arroccato nella sua sontuosità spinosa.

Perché tanta aggressività?

Da cosa si difende o cosa difende?

Sembra quasi voler proteggere i suoi frutti, la loro delicatezza, la loro leggerezza; la leggerezza eterea del kapok che abiterà la chioma quando i gusci coriacei si dischiudono e si mostrano in tutto il loro etereo biancore.

Ecco allora che le spine, elementi solo apparentemente aggressivi e respingenti, si rivelano morbidamente rivestite di una “pelle”, che inneggia alla leggerezza e la celebra.

La donna si dondola mollemente sull’altalena, circondata dalle farfalle.

Quella donna mi rappresenta ma anche l’albero, duro ma anche fragile, coriaceo ma anche leggero.

Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo (….) Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa si che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato.

Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere