BARBARA CITTERIO

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Barbara CITTERIO è  convinta della superiorità delle donne e delle loro straordinarie capacità che non teme rivali.

Ho incontrato Barbara a cena e la serata, complice il buon vino, si è rivelata assolutamente favorevole per confrontarci su come ciascuna di noi percepisce il rapporto con il maschile sul piano professionale: sulle prime sembriamo distanti nell’affastellarsi delle nostre considerazioni ma in verità basta approfondire e sviscerare per meglio comprendere. Insomma Barbara è talmente convinta della superiorità delle donne e delle loro straordinarie capacità che non teme rivali!!
Il fatto che – lei afferma – le donne abbiano fatto passi da gigante dal dopoguerra ad oggi la dice lunga!!! Ed è proprio in virtù di questa sua profonda consapevolezza che non avverte difficoltà legate a questioni di genere.
Racconti del suo passato professionale – prima la sua società di progettazione di interior design, seguita dall’esperienza presso una grande ditta di allestimenti con head quarter a Torino – si sovrappongono a frammenti di tempo che celebrano la sua odierna specificità progettuale.
Mi faccio spiegare in cosa precisamente consista il lavoro di consulenza che Barbara sviluppa per lo PORTRAIT 2www.studio65.eu, storico team di architettura che da anni si occupa prioritariamente di edilizia e design nei paesi arabi e scopro le peculiarità distributive dei compounds di proprietà della committenza di cui lo studio si occupa. La ricerca capillare e la mappatura dell’alta artigianalità che Barbara porta avanti percorrendo in lungo in largo il territorio italiano è estremamente affascinante, soprattutto perché sostenuta dalle illimitate potenzialità di spesa dei suoi clienti “luxury”.
Ma la nostra conversazione muove dalla iniziale vocazione che ha portato Barbara dov’è ora…

Sei stata incoraggiata dalla tua famiglia nella scelta di studiare architettura?
No, ma ho avuto la fortuna che mi hanno passato la somma dei loro geni; tutti e due disegnavano benissimo: mia madre aveva frequentato il liceo artistico e mio padre il Politecnico. Inoltre sono stata ispirata da una casa di lontani parenti a Gattinara, quando, a cinque o sei anni ho chiesto di poter andare in bagno – me lo ricordo ancora adesso: pavimento e zoccolo alto in marmo nero, pareti rosso pompeiano, sanitari ottocenteschi – ed io ho pensato “io voglio fare questo!!!”.
Non mai cambiato idea!

Architetto o architetta?
Architetto, quando lavoro sono una persona.

Cosa significa per te fare architettura oggi?
Presentare e realizzare nel piccolo o nel grande un progetto pensato, coordinato ma con poesia.

A chi ti ispiri?
Ai miei miti: Ludwig Van Beethoven, Joseph Conrad, Emily Dickinson, Peggy Guggenheim, Frank Lloyd Wright, Luis Barragan, i SITE.
E all’arte contemporanea.

E cos’è per te la bellezza?
Spazio, colore, luce per tutti e in tutti i contesti: case, luoghi di lavoro, città.
La bellezza aiuta a vivere, deve essere inalata tutti i giorni, è uno straordinario antidoto contro l‘avvelenamento da ignoranza e cattiveria.

Come contestualizzi la sensibilità femminile in architettura?
La sensibilità dovrebbe essere coltivata da tutti, femmine o maschi, non sono capace a contestualizzarla, la vorrei sparsa su tutto, come pioggia.

Affermarsi professionalmente è più difficile per le donne architetto?
No, anzi, trovo che le donne siano capaci di più concentrazione e capacità di lavorare in gruppo, chiaro che è difficile portare avanti la carriera e la maternità, ma le donne hanno grandi capacità di gestione della vita.

Sei mai stata discriminata durante la tua carriera?
Solo una volta, ma non mi hanno ferito. Ho capito che la gente ha molte paure, che spesso il coraggio viene identificato come follia e che se hai carattere sei di “cattivo carattere”.

Qual è il progetto architettonico che ti è rimasto nel cuore?
La prima casa progettata e realizzata per un collezionista d’arte.

Cosa pensi dell’attuale situazione professionale delle donne architetto?
Ne conosco molte, tutte dotate di fantasia e capacità di inventarsi e di reinventarsi a seconda delle situazioni. Trovo che abbiano reagito meglio degli uomini alla crisi che ha colpito l’Italia con più concretezza e senza mai piangersi addosso.

Che rapporto hai, nel tuo lavoro di architetto e nel quotidiano, con la tecnologia?
Buono. Io sono passata dal lavoro a tecnigrafo e copie cartacee al computer e al digitale; sono fortunata ad essere cresciuta professionalmente nel mezzo del guado ed ho potuto assorbire e interiorizzare entrambi i mondi.

Come è organizzato il tuo lavoro, cosa riesci a delegare e cosa segui personalmente?
Ho più incarichi. Non mi piace essere specializzata, trovo molto buono per me il fatto di avere obbiettivi diversi, il che mi permette di non impigrirmi.
In tutti i lavori che ho più che delegare mi piace realizzare la commessa assieme ad altri: il ruolo che svolgo personalmente riguarda il coordinamento generale e la verifica finale prima della presentazione al cliente.

Quale è stato il tuo approccio nella guida del tuo studio?
La collaborazione stretta sia con i collaboratori che con i professionisti, lo scambio di idee, la definizione dell’obbiettivo e la suddivisione del lavoro.

Che suggerimento daresti alle giovani colleghe? Consiglieresti a una ragazza di iscriversi ad architettura?
Trovo che i consigli sono sempre difficile da dare, ma se piace sì, certo!!!! Con l’unico suggerimento di cercare di capire cosa davvero si vuole, la laurea in architettura permette l’esplorazione di molti campi. Sperimentarli tutti potrebbe essere un’idea!!

Un oggetto di design e un’architettura a cui sei particolarmente affezionata.
La lampada Tube di Eileen Gray che ho accanto al letto.

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Come riesci a conciliare la tua attività di “viaggiatrice alla ricerca…..” con l’impegno professionale in studio?
Per me sono la stessa cosa, ho capito presto cosa mi piaceva e cosa mi faceva e mi fa ancora felice, il mio viaggio di ricerca passa dalla mia professione.

Sul tuo tavolo da lavoro non manca mai….
Matite colorate, acquarelli, gessetti ad olio e ne sono gelosa, sono le uniche cose che non voglio che vengano usate da altri.

Una buona regola che ti sei data?
Rispondere a tutte le richieste velocemente con professionalità e gentilezza

Il tuo working dress?
Tailleur con una sfrenata passione per le scarpe!

Città o campagna?
Città

Qual è il tuo rifugio?
Casa mia

Ultimo viaggio fatto?
Viaggio molto per l’Italia, l’ultimo in ordine di tempo sono quattro giorni a Palermo.

Il tuo difetto maggiore?
La poca empatia con le persone

E la cosa che apprezzi di più del tuo carattere?
La costanza

Un tuo rimpianto?
Non essere andata all’estero a lavorare subito dopo la laurea

Work in progress….?
Per adesso metà sul sociale – gestione di progetti e pratiche per cooperative sociali – e metà sul lusso – progettazione di case all’estero in collaborazione con lo Studio65 – e ogni tanto un’abitazione.
E poi vediamo cosa riserva il futuro che è sempre diverso da quello che uno immagina ed è forse per questo così interessante e affascinante.

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