Agli esordi di questa nuova avventura il rimando è arrivato immediato al film che Wim Wenders ha dedicato a Pina – Pina Bausch – con la sua compagnia di teatrodanza, film da cui rimasi profondamente ammaliata. In particolare questa immagine era quella che ha continuato a frullarmi nella mente: quando alla fine di un lungo viaggio in uno stretta e specialissima relazione tra corpo e anima, fragilità e forza, immersi in paesaggi di altissima emozionalità, a contatto con gli elementi primari quali il calore della terra, la trasparente fluidità dell’acqua, la nudità della pietra, l’impalpabilità della sabbia del deserto,  i danzattori – come lei amava definirli – si ritrovano a camminare lungo un crinale scandito da pali che segnano il percorso e rimandano al nostro primitivismo.

La briccola segna il percorso, nell’ospitare  le teche con i reperti , il compendio testuale, gli oggetti, i piccoli display, secondo un sistema di incastri.

Scivolando su binari invisibili, la tenda segna metaforicamente soglie e perimetri e al tempo stesso taglia l’ambiente per raccoglierlo e proteggerlo, lo trasforma in uno spazio liquido, fluido e flessibile, senza negare l’architettura dell’involucro che ospita la narrazione del percorso.

Importante non è illustrare ma impressionare, nel senso retinico del termine. Tutto entra ed esce dalla realtà, i riferimenti non richiedono sforzi intellettuali ma sono immediati e sedimentati da tutti. Ecco allora che la tenda diviene essa stessa contenitore di memorie ed elemento  trasmettitore di  informazioni dalla temperatura emotiva molto forte.

Alla tenda viene assegnato il compito di ripartire lo spazio con leggerezza consentendo comunque il dialogo con lo spazio preesistente ma nella piena determinazione dell’intimità di spazi di raccoglimento (penso ad una stampa su tessuto anche per Bomarzo con un foro in corrispondenza della bocca) e un ribassamento della volta in modo da raccogliere lo sguardo del pubblico oltre la bocca al suo interno con un punto di vista quasi voyeuristico

Altro elemento identitario del progetto è la tenda, come schermo flessibile in grado di creare stanze temporanee, filtrare luce e rumore, circoscrivere un climax emotivo.

La tenda nell’alternanza di tessuti, texture e finiture scandisce il progredire del percorso con una forte determinazione visiva.

Una delle mostre che ho amato di più in questi ultimi anni è Artempo a Palazzo Fortuny, dove le magnifiche stoffe appese alle pareti respirano e fremono al passaggio, dove la luce fioca si spande dalle lampade di seta, dove le opere moderne e contemporanee vivono accanto ai modelli anatomici ottocenteschi e ai reperti primordiali.

artempo

L’ultimo dispositivo scenografico: il sipario su ruote

Dietro la sua semplicità il dispositivo scenografico, che per comodità chiamo sipario, ci consente una riflessione sull’arte – o sulla scienza – offrendola alla sua contemplazione. L’allestimento, come un ago, entra ed esce dal tessuto e alla fine, guardato dall’alto, forma un nuovo disegno.

La mostra non vuole illustrare e spiegare ma piuttosto accostare e indurre alla sperimentazione, senza alludere a certezze ma offrendo possibilità.

Pannelli tridimensionali rivestiti di tessuti o carte da parati, o ancora rifiniti da laccature, rimandano ad un’epoca e diventano vere e proprie roomscapes, ove l’opera d’arte appartiene a tutti i tempi, camere percettive in cui il visitatore viene risucchiato pregustando l’esperienza dell’immersione totale quale contrappunto alla white cube.

Tre citazioni:

La scoperta del Cosmo è una dimensione nuova, è l’Infinito: allora io buco questa tela, che era alla base di tutte le arti e ho creato un dimensione infinita, una x che per me è alla base di tutta l’Arte Contemporanea

Lucio Fontana

L’idea è di fare un oggetto che non è un oggetto, di fare un buco nello spazio, di fare qualcosa che in realtà non esiste. Anzi, l’apparenza straordinaria – amata e temuta – di un pezzo di vuoto, insieme finito e infinito, riattiva il contatto simbolico tra interno e esterno, terra e cielo, maschile e femminile, attivo e passivo, fisico e concettuale, rinnovando quindi il processo di conoscenza.

Anish Kapoor

Quella del Mistero è l’esperienza più meravigliosa che possa essere vissuta. E’ la fondamentale emozione che giace nella culla della vera arte e scienza

Albert Einstein

  • Anno 2014
  • Sede Complesso monumentale del Broletto,Novara
  • Fotografie Giorgio Sottile