Un gelato al limone

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A partire dagli anni Sessanta, gelato e canzonette vanno a braccetto.

Se il gelato regala a Mogol – Battisti il folgorante inizio del loro I Giardini di marzo: “Il carretto passava e quell’uomo gridava: gelati!…”, un Gelato al limon, il più semplice, il più tradizionale tra i sapori, offre a Paolo Conte i lampi evocativi e le rapide pennellate per un testo denso di surreale, quotidiana malinconia e poetiche intuizioni: “un gelato al limon, gelato al limon gelato al limon / sprofondati in fondo a una città / un gelato al limon e vero limon / ti piace? / mentre un’altra estate passerà ……..”

Ma da dove ha origine il gelato che popola le nostre estati? Uno studio europeo narra di cibi conservati tra i ghiacci da parte di popolazioni Neanderthaliane, le quali nascondevano tra le nevi bacche e pezzi di carne di cervide, nonché frutti secchi allo scopo di preservarne la loro durata. In seguito popoli più evoluti conobbero attraverso l’allevamento quello che era il latte ghiacciato, alimento tutt’altro che raro nei periodi invernali. Ma è intorno al 1600 in Sicilia che ha origine il gelato al limone, con l’industria del ghiaccio e la coltivazione della canna da zucchero importata in Sicilia e Spagna dagli Arabi nel IX secolo.

L’origine italiana del gelato viene riconosciuta in gran parte del mondo ma fu la sua introduzione in Francia a renderlo famoso in tutta Europa:  al Café Procope, veniva servita una grande varietà di gelati: “acque gelate” (granite), gelati di frutta, “fiori d’anice”, “fiori di cannella”, “frangipane”, “gelato al succo di limone”, “gelato al succo d’arancio”, “sorbetto di fragola”, e deteneva una “patente reale”, una concessione, con cui Luigi XIV aveva dato a Procopio l’esclusiva di quei dolci.

Ma la diffusione su scala “industriale” del gelato nel mondo partì dalla Sicilia e più precisamente da Catania. In seguito, una delle maggiormente note rivendite commerciali 6590929di gelato italiane, realizzato tramite raffreddamento di gelato, zucchero e grossi mastelli di “salamoia”, risale circa al 1884 e cominciò la sua attività a Torino. Era l’inizio della gelateria Pepino che ancora oggi produce gelati nella nostra città.

Nell’arte è la Pop Art a utilizzare il gelato come icona dei beni di consumo:  tra gli oggetti di
uso quotidiano riprodotti nelle sue opere Claes Oldenburg usa il gelato come protagonista indiscusso di sculture di proporzioni talvolta giganti che rimandano alla scultura classica  oppure  riproduce il cono gelato in plastica pvc dalla superficie talvolta lucida e scintillante.

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Anche Andy Warhol, uno dei più grandi esponenti della Pop Art, ha spesso ribadito il “soggetto gelato” nella sua pittura tanto che Algida ha deciso di portare il proprio entusiasmo nell’anima dell’arte del Novecento, sostenendo e partecipando attivamente a Roma alla mostra ‘Warhol’.

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Per tutta la durata della mostra, che ha celebrato il padre della Pop Art Algida è stata presente all’ingresso del Museo Fondazione Roma – Palazzo Cipolla – con 8un bar a disposizione di tutti i visitatori. Il bar aveva un allestimento appositamente realizzato per questo evento, in perfetto stile pop. La location e soprattutto i gelati Algida erano infatti dipinti di tutte le sfumature e i colori che hanno tinto il percorso della Pop Art e fatto del
movimento uno dei momenti più importanti per la storia e la cultura del Novecento. I gelati Algida sono diventati per l’occasione vere e proprie icone pop, in un’esplosione seriale di colori, in linea con le idee che hanno guidato il genio artistico di Warhol. 

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Anche design e moda non si sono lasciati sfuggire un soggetto così iconico dell’estate e con una buona dose di ironia sono stati concepiti non solo tessuti ma anche calzature e sedute pouf.

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E per concludere il gelato è anche parte del racconto che veste la pelle di una delle mie lampare, Running with my ice cream, una delle mie più recenti creazioni. 

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Non mi resta che augurarvi una estate “al limone”!!!

Marisa Coppiano